Esperti di salute pubblica e privacy hanno reagito con allarme, affermando che l’attività delle forze dell’ordine attraverso il contact tracing potrebbe ostacolare gli sforzi di tracciamento del Covid-19. Un articolo apparso su Vox ha osservato che “l’utilizzo da parte di un funzionario di polizia di un termine che richiama la lotta contro il Covid potrebbe portare un pubblico già sospettoso rispetto alla raccolta dei dati a rifiutarsi di partecipare agli sforzi contro il coronavirus. Considerando che le manifestazioni di massa potrebbero diventare focolai per la diffusione del virus, è particolarmente preoccupante che le stesse persone che potrebbero trarre maggiori benefici dal tracciamento ora hanno molte più ragioni per non fidarsi. E potrebbero non avere torto”.
Negli Stati Uniti, gli sforzi per sviluppare sistemi di tracciamento dei contatti digitali sono in gran parte riconducibili agli Stati e alle società tecnologiche, sebbene i sostenitori della privacy abbiano espresso preoccupazione per l’invasività di tali app. Intanto, i legislatori americani hanno delineato un piano per regolare le app di tracciamento dei contatti digitali e proteggere la privacy delle persone. Il primo giugno è stato presentato con supporto bipartisan l’Exposure notification privacy act, il disegno di legge per prevenire potenziali abusi da parte delle app che hanno lo scopo di avvisare gli utenti che potrebbero essere stati esposti al Covid-19.
Monti ritiene che nel caso del Minnesota non siamo di fronte a un uso clandestino delle informazioni: “Non dovrebbe suscitare alcuno scandalo se un’autorità pubblica utilizza ciò che ha a disposizione – dati di contact tracing inclusi – per assolvere al proprio ruolo istituzionale. E non si capisce perché la privacy di chi commette atti illeciti dovrebbe essere ‘tutelata’ quando si tratta di contact tracing ma tranquillamente ‘violata’ quando si tratta di utilizzare trojan di Stato che si infiltrano negli smartphone e ne prendono il controllo”.
Diversi Paesi stanno sviluppando sistemi di contact tracing per contenere l’epidemia di Covid-19. In Italia è attiva Immuni, l’applicazione per semplificare il tracciamento dei contatti e ricevere avvisi nel caso in cui si sia entrati in contatto con persone poi risultate positive al coronavirus. L’app è una delle prime nel suo genere a essere diffusa in Europa. Ha scritto Luca De Biase sul Sole 24 Ore del 2 giugno: ‘In un contesto di criminalità digitale e di sorveglianza governativa, la tranquillità dei cittadini in relazione all’uso di un’applicazione per il tracciamento come Immuni, delicatissima in termini di privacy, è stata messa alla prova. Nel tentativo di differenziarsi da tutto questo, il sistema digitale per il contenimento dell’epidemia non si chiama più ‘contact tracing’, ma ‘exposure notification’”.
Nell’attuale contesto della pandemia la raccolta e la condivisione dei dati sono diventati uno degli elementi chiave per contenere la diffusione del virus. Ma è importante mantenere la riservatezza. Taylor Owen, esperto di governance delle tecnologie emergenti, suggerisce quattro precauzioni. Innanzitutto, dice, “non tutte le tecnologie disponibili per l’uso nella lotta contro Covid-19 sono uguali o intercambiabili”. C’è differenza tra il sistema di contact tracing centralizzato e le app di exposure notification (vedi Immuni). In secondo luogo, i governi devono esaminare attentamente le sfide legate all’implementazione della tracciabilità dei contatti digitali. Dice Owen: “Se la progettazione del sistema o il suo funzionamento falliscono, qualsiasi compromesso tra le libertà civili e la salute pubblica o tra la privacy dei dati e il bene collettivo è controverso”. Il terzo punto è considerare come il potere degli Stati si rifletterà sulle scelte tecnologiche, “in un momento in cui le tensioni nella geopolitica delle infrastrutture tecnologiche stanno arrivando al culmine”. In quarto luogo, conclude Owen, dobbiamo chiederci in che modo il dispiegamento di queste tecnologie potrebbe aggravare le disuguaglianze e gli abusi esistenti.