5 Giugno 2026

Milano si interroga sul destino del pianeta partendo da un semplice ma radicale quesito: cosa significa oggi parlare di sostenibilità? È proprio attorno a questo interrogativo che si sviluppa “Pianeta 2030 – Il Festival”, l’iniziativa promossa dal Corriere della Sera che, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente – si celebra il 5 giugno – al teatro Franco Parenti riunisce scienziati, economisti, artisti e cittadini in una maratona di incontri dedicati alla crisi climatica e alle trasformazioni in corso.

Nato come estensione editoriale dell’omonimo progetto giornalistico, Pianeta 2030 è un progetto che unisce informazione, approfondimento e partecipazione, attraverso eventi, newsletter e format digitali, con l’ambizione di costruire una narrazione sistemica delle grandi sfide ambientali e sociali contemporanee.

Il festival rappresenta il momento di massima visibilità di questo percorso. L’edizione 2026, la quarta, si sviluppa in due giornate – si parte il 5 mattina e si finisce il 6 sera – e propone un programma che intreccia divulgazione scientifica e linguaggi culturali diversi. Sul palco si alternano talk, interviste, workshop e spettacoli, con collegamenti da contesti internazionali e il coinvolgimento diretto del pubblico, chiamato non solo ad ascoltare ma a partecipare attivamente al dialogo. Tra i protagonisti del dibattito, troviamo il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini.

La struttura stessa dell’iniziativa riflette una consapevolezza crescente: la crisi climatica non è più una questione settoriale, ma un fenomeno trasversale che investe economia, società e cultura. I temi affrontati spaziano dalla biodiversità alla transizione energetica, dalla finanza sostenibile all’economia circolare, fino alle implicazioni geopolitiche del riscaldamento globale.

Accanto ai contenuti, emerge poi un elemento distintivo: il tentativo di costruire un ponte tra informazione e azione. Le mattine dedicate alle scuole, i laboratori, i momenti di confronto con esperti e attivisti indicano una direzione chiara, quella di trasformare la consapevolezza in partecipazione. In un contesto segnato dall’accelerazione degli eventi estremi e da un crescente disallineamento tra urgenza scientifica e risposta politica, il festival si propone come spazio di mediazione e costruzione di senso.

Pianeta 2030 si inserisce, infine, nello spazio del giornalismo ambientale, dove l’obiettivo non è più soltanto raccontare la crisi, ma contribuire a definire le coordinate del futuro, mettendo in relazione conoscenze, esperienze e visioni. In questo senso, l’iniziativa punta a diventare un laboratorio aperto, in cui la narrazione fa rima con responsabilità. Perché la sfida è quella di uscire dalla dimensione dell’evento: se la crisi climatica è strutturale, anche le risposte devono esserlo. Pianeta 2030 prova a muoversi in questa direzione, trasformando un appuntamento annuale in un processo continuo di informazione e confronto per rendere la sostenibilità non più un tema tra gli altri, ma il quadro dentro cui tenere insieme ogni cosa.

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