Rendicontazione non finanziaria delle imprese europee: mancano dati concreti
1 Giugno 2020
Si rende necessario il processo di revisione della Direttiva 2014/95 dell’Unione europea sulle informazioni non finanziarie (Nfrd), poiché la rendicontazione annuale della sostenibilità delle aziende europee dimostra “l’incapacità di affrontare questioni concrete, obiettivi e rischi principali”, indispensabili per la pianificazione strategica del settore privato nell’Ue.
La scarsità di informazioni trasparenti, di qualità e comparabili sui rischi finanziari di sostenibilità, in particolare sui cambiamenti climatici, infatti, ostacola gli investimenti di aziende e attori finanziari.
Al suo secondo anno di pubblicazione, il dossier ha analizzato le rendicontazioni non finanziarie di 1000 aziende europee provenienti dai principali settori industriali, tenute per legge dal 2018 a divulgare le informazioni in merito alla governance, ai rischi e all’impatto socio-ambientale delle loro attività.
Ciò che emerge dal dossier è che il 90% delle imprese ha redatto rapporti annuali non finanziari, registrando quindi un trend positivo, ma senza specificare i risultati e gli obiettivi concreti delle politiche attuate (divulgate soltanto dal 20% delle imprese).
Per quanto riguarda l’ambiente, che rappresenta il più grande test per stabilire se la Direttiva europea è in grado di affrontare le sfide attuali, i risultati della ricerca mostrano il marcato divario tra ciò che le aziende dicono sul cambiamento climatico e le loro pratiche di segnalazione: complessivamente, infatti, meno del 32% di tutte le aziende analizzate riferisce la strategia e soltanto il 23% affronta specifici rischi climatici. Quanto alle emissioni di gas serra, poi, soltanto i due terzi delle imprese analizzate rendicontano il proprio scope 1 (emissioni dirette), meno della metà lo scope 2 e poco più di un terzo lo scope 3 (emissioni indirette).
Per ciò che concerne i diritti umani, la massima attenzione delle aziende è rivolta alla lotta contro il lavoro dei minori e il lavoro forzato, tuttavia meno del 4% descrive una politica specifica per affrontare l’impatto sugli indigeni e sulle comunità locali e meno del 6% riferisce di azioni a sostegno di agricoltori e fornitori locali.
In conclusione, l’intento della Direttiva europea di collegare “politiche, rischi e risultati” non è soddisfatta dalle rendicontazioni analizzate, che risultano incomplete, non affidabili, non trasparenti e non comparabili. Alla luce di questi risultati, il dossier raccomanda la modifica tempestiva della Direttiva, per migliorare la pertinenza, la coerenza e la comparabilità dei dati di sostenibilità aziendale, in modo da favorire gli investimenti nella finanza sostenibile, come richiesto dall’Unione Europea.