Suolo che cattura carbonio: così l’agricoltura combatte il cambiamento climatico
1 Giugno 2020
Uno studio pubblicato a novembre 2017 nella rivista Nature evidenzia come, a seconda delle pratiche di gestione agricola, i terreni possano rappresentare al contempo fonti o depositi di carbonio. La ricerca, dal titolo “Global sequestration potential of increased organic carbon in cropland soils”, conferma la centralità dell’agricoltura nella lotta al cambiamento climatico e l’importanza della salute del suolo nel percorso di mitigazione per contenere l’aumento delle temperature globali entro i 2°C.
Il carbonio è ovunque in natura. Attraverso le piante il terreno assorbe l’anidride carbonica, che può rimanere nel sottosuolo per migliaia di anni, alimentando i microorganismi del terreno. Il suolo agisce così come “pozzo di assorbimento”, ma le moderne pratiche di gestione agronomica (tra cui le monocolture, l’agricoltura intensiva e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti) impoveriscono i terreni, limitandone la capacità di cattura e stoccaggio.
L’agricoltura rigenerativa, al contrario, permetterebbe ai terreni di assorbire tra 0,9 e 1,85 miliardi di tonnellate di carbonio l’anno. Si tratta di una quantità quasi pari a quella generata dall’intera industria dei trasporti (1,87 miliardi di tonnellate l’anno), che risulterebbe in 3-7 miliardi di tonnellate di CO2 sottratte all’atmosfera.
Tra le pratiche agronomiche e forestali che possono avere un impatto positivo sulle riserve di carbonio, riducendone le perdite e aumentandone l’incorporazione, lo studio cita:
l’utilizzo di concimi biologici, che preservano la qualità del terreno e ne arricchiscono naturalmente la fertilità;
la semina di colture di copertura, tipicamente di specie erbacee appartenenti alle famiglie delle leguminose, delle graminacee e delle crucifere, che possono essere coltivate come intercalari (nel periodo compreso tra due colture principali, al fine di conservare o aumentare la fertilità del terreno);
la pacciamatura, operazione di copertura del terreno con uno strato di materiale al fine di impedire la crescita delle piante infestanti e mantenere l’umidità del suolo;
l’aratura conservativa, che lascia almeno il 30% dei residui del raccolto precedente sulla superficie del suolo, rallentando quindi il movimento dell’acqua e riducendo di conseguenza l’erosione del suolo.
Simili approcci alla gestione del suolo sono in linea con l’obiettivo di aumentare la cattura e lo stoccaggio di carbonio dello 0.4% l’anno (4‰) stabilito dall’iniziativa “4 per 1000”, lanciata ufficialmente dal ministero dell’Agricoltura francese nel corso della COP21 di Parigi.