Passare dall'attuale Strategia energetica nazionale a una Strategia energetico-climatica, per contribuire al contenimento della crescita della temperatura globale sotto i 2 °C: così la richiesta del Coordinamento Free all'esecutivo
La partecipazione dei giovani all’economia, alla politica e alla vita comunitaria dei propri paesi ha profonde e positive ripercussioni sullo sviluppo e sull’inclusione sociale dell’intera società.
Secondo un rapporto di Oxfam, per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 le imprese non possono limitarsi a cogliere gli immediati vantaggi della sostenibilità, ma devono cambiare radicalmente le loro strategie.
Integrandole tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile, si riconoscono gli effetti che le migrazioni hanno nei diversi settori che influiscono sullo sviluppo. Bisogna, però, attuare policy che attenuino gli effetti negativi e accrescano quelli positivi.
Il catalogo, previsto dalla legge, è stato presentato da Galletti ai presidenti delle Camere e al Governo e verrà aggiornato ogni anno per mettere a punto politiche ambientali ed economiche mirate alla sostenibilità.
La retorica del “noi contro loro”, promossa soprattutto in Europa e negli Usa, segna un arretramento sul fronte dei diritti umani ostacolando la risposta globale alle atrocità di massa.
Popolazione in aumento, cambiamenti climatici e sprechi minacciano la sicurezza alimentare globale. Il nuovo Rapporto Fao avverte: l’attuale tasso di progresso non basta per eliminare la fame entro il 2030, ma neanche entro il 2050.
Dopo mesi di trattative, su proposta dalla Commissione europea, il Parlamento di Strasburgo ha approvato la riduzione lineare delle quote di emissione di gas serra allocate all’interno del sistema Ets.
Il mercato delle materie prime si è trasformato negli ultimi 15 anni. Per il Rapporto del McKinsey Global Institute potrebbe essere un bene per l'economia globale ma i produttori di risorse dovranno adattarsi per rimanere competitivi.
Gli Stati Uniti sono ancora la potenza economica più forte del mondo. Generano, infatti, almeno un quarto del Pil mondiale (24.3%) superando la Cina di 10 punti percentuali (14.8%) e il Giappone di 18 (4.5%).



































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