Mentre l’Ue ammonisce l’Italia per abuso di contratti a tempo determinato, i sindacati incalzano il ministro dell’Istruzione e del merito sul tema del precariato scolastico. Un problema che incide pesantemente sui lavoratori, ma non solo.
L’accordo firmato al Summit dell’Onu, tra scontri politici e tensioni, ha posto le fondamenta per il governo degli equilibri globali degli anni a venire. Già individuati i primi passi per dare sostanza al documento, anche in Italia.
Disoccupate, con part-time involontari o penalizzate. È il quadro dell’occupazione femminile su cui si è espresso Draghi chiedendo di costruire le condizioni per la parità. Non solo per i diritti sociali, ma anche per la crescita dell’intero Paese.
Mentre politiche e dibattito pubblico indietreggiano di fronte alle crisi, i Paesi dell’Onu si preparano a un rinnovato impegno con il “Patto sul futuro”. L’ASviS continuerà a mettere l’Italia e l’Europa davanti alle loro responsabilità.
di Enrico Giovannini
Prima di dedicarci alle grandi sfide dell’autunno, una riflessione che prende spunto anche dalle esperienze personali di un’estate “complicata”. Un modo per ragionare sugli ostacoli lungo la nostra rotta verso lo sviluppo sostenibile.
Mentre a Parigi preoccupano la qualità della Senna e le ondate di calore, l’Overshoot day del primo agosto ci ricorda che continuiamo a vivere nell’insostenibilità.
La proposta di sanzionare fino a 5mila euro chi scrive “sindaca” è espressione di resistenze all’empowerment delle donne che vanno contrastate, ma riporta alla luce una domanda cruciale: l’evoluzione dell’italiano serve davvero alla parità di genere?
Le nuove istituzioni europee dovranno impegnarsi per persuadere i governi riluttanti e una parte del mondo produttivo che una politica industriale sostenibile sia cruciale per la competitività e la creazione di ricchezza a lungo termine.
Dalle previsioni catastrofiste a quelle ottimiste, il dibattito sulla rivoluzione del lavoro è aperto: molte le occupazioni a rischio, ma altrettante quelle che nasceranno con l’AI. Necessaria una regolamentazione globale per gestire rischi e opportunità.
Fake news, interessi dei produttori di fossili e politiche poco concrete rischiano di rallentare la transizione, ma la scienza ci spiega perché le auto elettriche non sono “follie green”. Di fronte al Pniec, le associazioni ambientaliste chiedono al governo piani più ambiziosi e realistici.



































.jpg)
































































































































































































































