Secondo uno studio dell’Unesco e del Global Education Monitoring Report, se tutti gli adulti finissero le scuole secondarie sarebbero sottratti alla povertà 420 milioni di individui. Ma i dati indicano che siamo lontani dall’obiettivo.
Secondo l’Ocse, soltanto il 18% degli italiani possiede una laurea, con prevalenza nelle discipline umanistiche. Ma l’orientamento dei neolaureati non risponde ai bisogni di un’economia sempre più in cerca di competenze scientifiche.
Al 2° posto tra i Paesi Ocse per numero di giovani tra i 15 e i 25 anni che non lavorano né studiano. Il tessuto imprenditoriale caratterizzato da aziende a conduzione famigliare non stimola gli investimenti sulla formazione.
Nel Rapporto Sdsn Networks in Action, il ruolo del mondo accademico per la soluzione delle problematiche di singoli Paesi o Regioni, per realizzare gli Sdgs e condividere idee e risultati. Sottolineato in Italia il lavoro di ASviS e Feem.
Molti progressi per l’Agenda 2030 rispetto a energia, biodiversità terrestre, città e salute. Ritardi significativi invece soprattutto per la riduzione delle disuguaglianze, la lotta a fame e povertà e il lavoro. Ecco i dati sugli SDGs in Europa.
I più bravi in scienze, matematica e lettura, le ragazze, gli asiatici, i ragazzi che giocano meno con i videogiochi e fanno più educazione fisica. Secondo l’Ocse sono questi gli studenti più capaci di risolvere problemi in gruppo.
L'abbandono scolastico, il numero dei giovani laureati occupati, la possibilità di continuare ad aggiornare i propri studi durante tutta la vita: ecco alcuni dei target definiti in sede europea per società più giuste e inclusive.
Il progetto promosso da Cst Europe coinvolge, imprese, istituzioni e società civile con l’obiettivo di migliorare la formazione dei giovani affinché acquisiscano competenze che li rendano competitivi nel lavoro.
Una piattaforma per riunire energie, esempi e problematiche globali e locali: alle migliori proposte verrà fornito un training con esperti e il supporto tecnico per iniziare la raccolta fondi online.
Il Rapporto “Educational opportunity for all” ribadisce come le politiche debbano ridurre le distanze tra i più benestanti e i meno fortunati a partire dalle disparità di accesso a una buona istruzione. In Italia bene le strutture per la prima infanzia.



































.jpg)
































































































































































































































